Quando si parla di revenge porn, viene spesso mossa la critica al troppo uso di termini inglesi che non permette a tutt* di comprendere le sfumature del fenomeno.
Io e delle colleghe sociologhe dell'Università Statale ci siamo sforzate di elaborare allora un glossario comprensivo di tutti i termini (italiani e inglesi) che accompagnano la spiegazione delle cause della condivisione non consensuale di materiale intimo.
La speranza è quella di animare anche a un dibattito che, attraverso una comprensione più approfondita di determinati concetti, riesca a proporre delle traduzioni italiane valide che puntino al riconoscimento della strutturalità della violenza di genere.

Autocensura online: Minaccia alla libertà di espressione del singolo in seguito ad avere subito forme di violenze online. L’individuo può sentirsi portato a modificare il proprio utilizzo di Internet e dei social media, riducendo le forme di espressione di sé (anche attraverso fotografie), o ad evitare pratiche come il sexting (vd). 

Body positivity: movimento sociale che punta alla costruzione dell’autostima, ritenendo ogni corpo valido e meritevole di amore, rispetto e positiva rappresentazione. Per la body positivity, è giusto e positivo scattarsi foto intime sensuali se si vuole, basta solo riflettere bene sulla condivisione e parlare di comunicazione, consenso e fiducia.

Body shaming: Insulto o derisione di qualcuno per il suo aspetto fisico. 

Condivisione non consensuale di materiale intimo online: condivisione di materiale intimo e privato di carattere sessuale senza consenso (vd); la condivisione di questi contenuti viola quindi il diritto alla privacy. 

Consenso: approvare o accordare il permesso di fare qualcosa, ad esempio condividere in rete foto e materiale intimo. Agire senza consenso significa fare qualcosa al di fuori della volontà di chi avrebbe diritto di dire no, quindi violando o ignorando questo diritto.

Colpa: Sentirsi responsabili di qualcosa. In caso di revenge porn, questa strategia viene spesso usata dal carnefice per indebolire la vittima. 

Cyberbullismo: manifestazione digitale del fenomeno del bullismo, è caratterizzato da attacchi offensivi ripetuti in modo sistematico nei confronti di una vittima. Trae forza e vantaggio dalla distanza fisica e dall’anonimato garantite al cyberbullo grazie all’utilizzo della tecnologia  

Cyber-violenza: Equivalente al revenge porn. Questa terminologia è stata usata dal Cyber Civil Right Initiatives per sottolineare l’idea che il revenge porn sia un attacco alla sfera intima e una violenza sessuale, e perciò potrebbe essere giuridicamente considerato come un crimine sessuale. 

Deep fake porn: video porno a cui vengono sostituiti i volti grazie a dei software di intelligenza artificiale.

Doppio standard: meccanismo cognitivo che consente che persone diverse vengano giudicate applicando diversi standard. Ad esempio, un comportamento può essere considerato accettabile se attuato da un gruppo di persone, ma inaccettabile se ad attuarlo è un diverso gruppo. Nel momento in cui il giudizio diventa morale, si parla anche di doppia morale.

Doxxing: condivisione non consensuale di informazioni private e personali, come numero di telefono e indirizzo; 

E-reputation: immagine/reputazione di una persona su Internet. 

Fake news: Informazioni deliberatamente fuorvianti. Spesso cercano di scalfire la reputazione di una persona. 

Genere (identità di): Il genere è l’insieme delle caratteristiche socialmente, storicamente e culturalmente determinate che distinguono la rappresentazione sociale di mascolinità e femminilità. Il senso di appartenenza di ogni persona a tali categorie è indipendente dall’identità biologica (sesso): l’identità di genere può basarsi sul sentirsi uomo o donna o anche sul rifiuto di questa dicotomia. Non ha nulla a che vedere con l’orientamento sessuale.

Hate speech: linguaggio d’odio online. Un tipo di hate speech sessista (vd. sessismo) spesso include offese, minacce e incitamento allo stupro alle donne. 

Io digitale: ciò che ci definisce e ci da forma all’interno del mondo digitale, che comprende anche le tracce che, in maniera più o meno consapevole, lasciamo online. Si riferisce alla nostra immagine digitale, non più separata da quella ‘reale’, che richiede di usare la stessa cautela che usiamo nella vita reale per tutelare la nostra reputazione e quella degli altri.

Mascolinità tossica: Insieme di attitudini e atteggiamenti costruiti socialmente e che identificano il ruolo di genere maschile come violento, forte, virile, aggressivo e non-emotivo. La costruzione di un simile modello esercita una coercizione molto forte sugli uomini, obbligandoli a non riconoscere emozioni, fragilità e debolezze.

Molestia sessuale: qualsiasi atto o approccio a carattere sessuale che non sia né richiesto né desiderato da chi lo subisce

Oggettivazione: strategia psicologica difensiva spesso usata come meccanismo di giustificazione in seguito alla perpetrazione di reati contro la persona, poiché permette la percezione della vittima non in quanto persona, ma in quanto oggetto di cui disporre a piacimento. 

Revenge Porn: un caso particolare di condivisione non consensuale di materiale intimo online (vd) eseguito da un ex-partner con lo scopo di vendicarsi in seguito ad una rottura della relazione. Spesso si usa il termine ‘revenge porn’ per riferirsi alla più generale condivisione non consensuale.

Sessismo: uno dei meccanismi attraverso i quali si manifesta la discriminazione di una persona in base al suo genere, volto a mantenere il potere nelle mani di chi lo esercita. Può essere benevolo (“le donne devono essere protette”, “le donne sono creature fragili”, etc.) o ostile (battute volgari, insulti a sfondo sessuale, delegittimazione attraverso derisione o altro).

Sexting (“sesseggiare”): Scambio di messaggi, foto e video erotici tramite Internet e telefono cellulare. Solitamente si verifica tra due (o più) partner in una relazione di fiducia, ed è una pratica comune sia tra adolescenti che tra adulti. 

Sextortion: Minaccia di pubblicazione di foto e video intimi al fine di estorcere denaro alla vittima. 

Shitstorm: pioggia di commenti aggressivi, volgari e infamanti, volti a sminuire, umiliare e istigare violenza ed odio verso singoli.

Slut shaming: criticare persone, specialmente donne, che hanno preso determinate scelte riguardanti la propria sfera sessuale, es. usare contraccettivi, avere relazioni sessuali, ribadire la proprietà del proprio corpo. Queste ultime vengono identificate come ‘puttane’ e diventano vittime di stigmatizzazione, specialmente sui social network.

Stupro digitale: Fantasie erotiche, spesso inneggianti al culto dello stupro, da parte di un gruppo nei confronti di una persona normalmente coinvolta in atti di condivisione non consensuale.

Upskirting: atto del fotografare di nascosto sotto alla gonna di una donna. 

Victim blaming: spostamento della colpa e dalla sanzione morale e sociale (e talvolta legale) sulla vittima.

Violenza psicologica: Forma di violenza che mira degradare, controllare, inferiorizzare e rendere la vittima psicologicamente dipendente dal suo aggressore La vittima in questi casi si sente insicura di sè, rassegnata e priva di autostima. Tra le forme di violenza psicologica rientrano anche lo stalking e il mobbing.